Si
tratta di un piccolo-grande libro che affascina, coinvolge e si legge
d’un fiato.
E’ stato nell’estate del ’98 un successo editoriale:
è andato in edicola e in libreria nel mese di agosto, giudicato
dagli editori il meno felice per lanciare un libro. La reazione del
pubblico reggino è stata eccezionale: le 3.000 copie della prima
edizione sono andate a ruba in poco più di un mese nonostante
la distrazione vacanziera.
Le ragioni del successo di questo agile saggio presso i lettori sono
semplici. La gente comune ne ha colto le due ragioni forse più
importanti con la consueta immediatezza e genuinità: è
un piccolo-grande libro perchè affascina, coinvolge e si legge
d’un fiato; è un piccolo-grarde libro perchè ha
restituito la Rivolta al suo maggiore protagonista: il popolo reggino.
Inoltre è un piccolo grande libro perchè mette in discussione
luoghi comuni dati ormai per scontati.
Il messaggio di questo saggio breve ma intenso è essenziale ed
è condensato nel titolo: nonostante lo scippo del ‘70 e
gli atti ostili quotidiani della “Regione Straniera”, Reggio
è uscita dalla rassegnazione ed ha ripreso il ruolo di Capoluogo
storico e morale delle Calabrie.
Lo storico Pasquale Amato - a 28 anni dalla Rivolta - ha riletto gli
eventi collegandoli alle onde di lunga durata della storia. Ha ricostruito
i fatti per grandi linee e dalla parte del popolo, facendo ricorso alle
più brillanti cronache degli inviati speciali nella Guerra di
Reggio. E mediante una lucida e acuta analisi di cause ed effetti è
arrivato al cuore della verità con un linguaggio talora crudo,
ma sempre scarno e immediato. Ne è scaturito un lavoro ricco
di spunti interpretativi originali, inedito e controcorrente rispetto
ai luoghi comuni su Reggio in generale e sulla Rivolta in particolare”.
Amato ha ribaltato quei luoghi comuni, rigettandoli oppure reinterpretandoli
in chiave positiva. Ha elaborato nuovi parametri di lettura della storia
della Città più antica della Calabria e della sua Provincia,
allargando l’orizzonte di osservazione ai 2.728 anni di esistenza.
Ha evidenziato peculiarità e continuità che ne hanno segnato
il cammino di “città libera e ribelle”, difficile
da governare e ancor più difficile da sottomettere.
Una città che ha imparato a convivere con la sindrome da terremoto
ed è stata sempre capace di dare il meglio di sé quando
tutto e tutti la davano per finita; e che assieme alla sua provincia
è stata straordinariamente prolifica di poeti e scrittori, pittori
e scultori, musicisti e stilisti, filosofi e giuristi, storici e critici
letterari. Figure che fioriscono in ambienti caratterizzati da una vivace
dialettica di idee, fonte di creatività artistica e di diffuso
senso critico.
In sostanza, per Amato l’onda di lunga durata di Reggio consiste
nell’aver conservato nel suo DNA le peculiarità della polis
più ateniese della Magna Grecia. Non per caso Reghion fu la più
coerente alleata e sincera amica di Atene fra i Greci d’Occidente”